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Come noto (basta guardare il mio gruppo di ?mi disgusta.? alla destra del blog), mi irritano molto tutti gli autori che in modo pi o meno letterario parlano della follia come di uno stato di libert, di vitale poesia rispetto alla pesantezza della nostra societ.

Mi irritano perché ho sempre ritenuto che parlare di follia sia una cosa estremamente seria, e la follia la conosco in pochi, davvero in pochi. giusto quelli che l?hanno vista per davvero. Ora, dire follia, non come dicevano i romani ?semen in anno licet insanire? (mi pare si scrivesse cos.) e cio che una volta all?anno lecito impazzire e fare quello che cazzo ci pare. Quella giusto una piccola follia, pi un carnevale privato diciamo, che nulla ha a che fare con il dolore di chi ha una sofferenza di tipo psicotico. Follia, malattia mentale, stato psicotico, comunque lo si voglia dire, stiamo parlando di una sofferenza acuta, tragica, che ingabbia non solo dei soggetti ma delle intere famiglie. Ho la netta impressione che certe cose meriterebbero un rispetto maggiore di quello che spesso danno loro giornali, canzoni, romanzi.

La follia non uno stato di beatitudine. Non un momento di libert. Per quanto una persona che si crede un?aquila e decide di vivere in un albero possa commuoverci e darci l?idea di una libert a cui anche noi aspiriamo senza mai arrivarci, tuttavia quella persona non per nulla libera, ed anzi soffre in un modo che non possiamo neppure immaginare.

Mi viene da pensare a queste cose perché devo dire che ho ascoltato ed apprezzato, anche molto, la canzone di Cristicchi, ?ti regaler una rosa?. Mi sembra una canzone delicata, che al di l del motivetto simpatico, sa parlare di una cosa complessa con naturalit ma anche con molta sensibilit, il che non poco. Anni luce da quella canzone di Povia in cui si diceva ?evviva i pazzi che hanno capito cosa l tutto un fumetto di strane parole che io non ho letto?. Mi sembra una frase sdolcinata che non dice nulla sul vero dolore che prova certa gente. Ci andrei cauto prima di dire che solo i pazzi sanno cos? la poesia, cos? l?arte e cos? l?amore. Uno psicotico assassino pu avere dentro di sé molto pi amore di uno che compulsivamente parla con i piccioni. Un serial killer cannibale ama cos tanto l?oggetto d?amore (e odia cos tanto se stesso) da doverlo mangiare, nella speranza di tramutarsi in esso.

Pensiamo prima a capire cosa sentono e soffrono, che pi importante!

Poi ho anche saputo che Cristicchi ha scritto questa canzone dopo aver osservato alcuni ospedali psichiatrici ed essersi confrontato con dei pazienti.

Bravo ragazzo! Proprio bravo ragazzo!

?Ti regaler una rosa? inizia con una persona che racconta di esser stata rinchiusa perché riteneva di parlare col diavolo. Ascoltandola mi ritornato alla mente di quando incontrai in ospedale un signore che parlava col diavolo. Allora sbircio tra gli appunti del passato e ricopio qui alcune cose che scrissi allora.

Da una settimana la situazione peggiorata. Le allucinazioni sono aumentate in modo grave, ed hanno tono persecutorio mistico.

Il signor giunto accompagnato dalla moglie ed ha svolto il prelievo con le tipiche complicazioni dovute al suo stato.

A causa delle sue aggravate condizioni si scelto di fargli svolgere una visita psichiatrica, per favorire un cambiamento degli psicofarmaci, e cos andato a far colazione e poi tornato per aspettare. L?attesa per stata molto stressante per lui, lo stato agitatorio aumentato freneticamente e la iniziale paura diventata terrore gigantesco.

Per la prima volta ho potuto passare un po? di tempo con lui e la moglie, ottenendo informazioni.

Il soggetto era l?unico figlio maschio della famiglia, coccolato da tutti. La figura paterna particolarmente presente nelle sue ideazioni, come figura protettiva.

I figli accettano con molta difficolt la condizione del padre.

La moglie lo supporta in tutto, cerca di tranquillizzarlo, ed ormai conosce le condizioni del marito e le risposte pi adatte da dargli. Ella purtroppo, anche il bersaglio privilegiato del marito,
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da lui colpevolizzata in modo delirante: la moglie non lo fa mangiare, si allea col diavolo contro di lui, tenta di ucciderlo.

La patologia del signor procede per fasi alterne: in alcuni momenti il paziente capace di svolgere discorsi sensati, ha piacere a stare in luoghi affollati, particolarmente in chiesa. Nelle ultime settimane, invece, la situazione molto grave. La notte sono costretti a chiudere porta e finestre a chiave, perché potrebbe fuggire.

La minaccia il diavolo. Il signor lo allucina spesso e il risultato un terrore incredibile. Lo descrive molto bene, uscire dalle fiamme, rosso, oppure nero con occhi cattivi. Durante la pausa dopo il prelievo lo ha visto nel bar dell?ospedale.

La scelta mistica non casuale, perché il signor stato sempre un fervente religioso. L?unico che sembra proteggerlo un po? la figura paterna, (il padre morto dieci anni prima).

Vorrebbe tornare a casa al pi presto, ogni rumore, anche lo squillo del telefono lo terrorizza. Guarda continuamente verso la finestra, per vedere se il diavolo ritorna.

Tutti cercano di calmarlo, di dirgli che i cattivi non torneranno. Lui fa dei ?si? che non appaiono veri. L?impressione che ho (dovuta all?automatismo del ?si?, al suo parlottare da solo, al suo tendere di tanto in tanto l?orecchio verso il vuoto) che anche in quel momento egli senta delle voci, obbedisca a degli ordini mistici.

Decido allora di smettere di esser falsamente protettivo e provo a capire la condizione, chiedendogli di descrivermi il diavolo, di dirmi se nelle ultime volte si fatto vedere pi spesso (risponde di si), gli chiedo il favore di avvertirci se lo vede arrivare dalla finestra (lui dice che lo far), gli chiedo come fa a combatterlo (la risposta che di solito scappa, oppure si fa compulsivamente il segno della croce), e soprattutto gli dico che la mia impressione che in quel momento lui sta sentendo il diavolo. Lui allora cambia espressione, dice un deciso no, ed allora (stupito quasi del fatto che anche io possa sentire certe cose) mi chiede pi volte, con tono pi alto, chi sono io, e se anche io sono cattivo, temendo che anche io sia un alleato del diavolo.

Lo rassicuro delle mie buone intenzioni e lui inizia a scusarsi.

Durante tutto il tempo il signor tiene in mano un tovagliolo, che va stropicciando sempre pi, ma non vuole assolutamente tolto. Ne parlo con la moglie, e concordo con lei che quando anche a casa tiene degli oggetti cos bene non toglierglieli, poiché gli danno sostegno affettivo, in un certo senso come se fosse il suo cuore, che tiene in mano e protegge. Il nucleo di sé.

Per certa gente, per il dolore che patiscono, per le sofferenze che danno a loro stessi inconsapevolmente, ci vuole GRANDE RISPETTO? GRANDE RISPETTO?.
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